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Come realizzarsi nel lavoro (senza sprecare 20 anni come me)

Ci ho messo più o meno 20 anni a trovare il lavoro che mi piace e che mi fa sentire realizzato, e tutto perché non ho mai avuto il coraggio di seguire le mie passioni, ma ho invece sempre optato per qualcosa che mi potesse garantire sicurezza e tranquillità.

O almeno: che pensavo mi potesse garantire sicurezza e tranquillità, perché di fatto la noia e lo stress di fare tutto il giorno qualcosa che non sentivo mio mi ha sempre spinto a cambiare, girare, lasciare per poi riprendere, abbandonare… con il solo risultato di alzare il livello di stress e abbassare quello di felicità.
Per non contare che nonostante le mie doti e il tanto duro lavoro io non abbia mai fatto una carriera decente, perché, per dirla diretta diretta, ho sempre remato contro me stesso. Solo che di tutto questo che ti ho scritto non me ne sono mai reso conto, almeno fino a 3 anni fa.

Un salto indietro nel tempo

Ma facciamo un salto indietro nel tempo: ultimo anno di scuole medie (20+ anni fa azz!). Iniziava quello che si chiamava orientamento alla carriera: una sorta di percorso per capire che studi intraprendere per, poi, fare un lavoro per il quale si fosse portati.

Non ricordo molto di quel percorso, se non che due aspetti di me fossero usciti in modo predominante: la voglia di esprimere la mia creatività (in particolare con l’arte e la scrittura) e il piacere di svolgere attività a contatto con le altre persone, meglio se potendole guidare o aiutare.

Ricordo di sentirmi davvero entusiasta perché, finalmente, erano usciti quei lati di me che più amavo, ma che avevo sempre un pò nascosto, per timore di non essere capito, o di essere messo nell’angolo (i bulli c’erano anche 20 anni fa).
Non vedevo l’ora di raccontarlo ai miei genitori. E lo feci di raccontare tutto, solo che la loro reazione non fu quella che mi aspettavo: nonostante fossero contenti per me, mi dissero chiaramente che con l’arte non si campa e che comunque non ero portato, e che di aiutare gli altri potevo sempre farlo nel tempo libero. Mi dissero che dovevo fare qualcosa per cui avevo talento, cioé buoni voti a scuola, e con la quale potevo fare una buona carriera. Purtroppo mi amavano così tanto da volermi proteggere da eventuali fallimenti e delusioni cocenti.

E io, che non ero mai stato un campione di coraggio, feci quello che ho sempre fatto: mi adeguai. E non tanto perché fossero i miei genitori, ma perché credevo davvero di non avere talento per l’arte e di non essere all’altezza di poter guidare o aiutare altre persone. E soprattutto perché non avevo ben chiaro cosa volessi davvero fare: amare la creatività e l’aiutare gli altri era troppo vago per poterci credere davvero. In fondo, mi sentivo quasi sollevato dal fatto che i miei genitori avessero scelto al posto mio.

Ma in realtà, avevo appena fatto lo sbaglio più grande della mia vita: avevo scelto di rigettare la mia vera natura, di chiudere in una cassaforte la voglia di esprimere chi sono e le mie passioni, avevo murato vivo il mio talento più grande.

Non c’è bisogno di descrivere i successivi 15 anni, bastano 3 parole per riassumerli: stress, collera, depressione.

Era come se sentissi un enorme vuoto dentro, che i successi lavorativi e i soldi non colmavano. E nemmeno una compagna e i figli. Quello che provavo era come quando si nuota contro-corrente: si fa tanta fatica ma non si va granché avanti.

Però ho stretto i denti, perché mollare avrebbe significato aver buttato via almeno 15 anni di vita; sarebbe stato come ammettere di aver sbagliato alla grande, quando scelsi di ripudiare le mie passioni.

E allora ingoia il boccone amaro e sorridi, sorridi ed ingoia, ingoia e sorridi, finché non c’è stato più niente da ridere perché la depressione ha preso il sopravvento: mi sono ritrovato senza più le forze per fingere di stare bene, e ho così dovuto lasciare il lavoro da programmatore, la squadra di calcio che allenavo, gli hobby. Quasi tutto il mio mondo insomma.

La svolta

Ma che tu ci creda o no, quello è stato il momento più importante della mia vita. Decisamente non il più bello, ma il più importante sì: ero arrivato così in basso che non avevo più nulla da perdere, ma tutto da guadagnare; finalmente avevo una scelta reale: potevo lasciarmi morire (sì, ci ho pensato), potevo rialzarmi e rimettermi a fare quello che avevo sempre fatto, oppure potevo CAMBIARE e lasciarmi guidare da quella parte di me che avevo ignorato per troppi anni.

Inutile dirti che se sono qui a scriverti è perché non ho mollato 🙂 Ma ho, invece, ascoltato quella piccola voce dentro di me che dopo quasi 20 anni ancora mi diceva la stessa cosa: creatività e guidare / aiutare gli altri.

Già, ma come? L’idea più immediata (e più conservativa) è stata quella di rimanere nello stesso ambito lavorativo, il web, ma di cambiare ruolo da programmatore a team leader. In fondo avrei così guidato altre persone, e avrei potuto coltivare la mia passione per l’arte nel tempo libero.

Ah! Avessi avuto allora gli strumenti di crescita personale che ho oggi, sarebbe stata tutta un’altra storia! Perché la verità è che ho SEMPRE voluto aiutare le persone a ESPRIMERE IL PROPRIO TALENTO, solo che quest’ultima parte la tenevo ben nascosta, perché mi sembrava ridicolo pensare di aiutare gli altri in quel modo, quando io per primo non stavo esprimendo il mio di talento. Ma almeno fu un primo passo nella direzione di un lavoro che mi piace davvero.

E così oggi, dopo 3 anni da quel piccolo grande primo passo e a oltre 20 da quella fatidica sera di terza media, eccomi qui a fare il lavoro che amo: il coach. E a farlo come piace a me: con creatività. Perché un’altra cosa che ho capito è che non sempre i talenti che possediamo si rivelano nel modo in cui pensiamo: a volte si presentano sotto altre forme, basta dare loro spazio e fiducia.

Conclusione

Quindi, qual è la morale della favola? Come lo trovi un lavoro che ti piace e che ti fa sentire realizzato? Ecco alcuni (s)punti chiave:

  1. Non esiste una formula magica per trovare il lavoro che ti piace, ma iniziare a seguire le proprie passioni, anche nel piccolo, è un ottimo primo passo.
  2. Per realizzarti nel mondo del lavoro devi fare ciò per cui hai passione e talento. Non c’è via di scampo (a meno che tu non voglia fare carriera rinunciando alla felicità: è una scelta).
  3. Di talenti ne hai eccome: devi imparare a dare loro spazio e accettare che, magari, si presentano in una forma che non ti aspetti.
  4. Più è chiara la visione che hai per la tua carriera (e la tua vita) e più in fretta troverai (o ti inventerai) il lavoro adatto a te. Io ci ho messo 3-4 anni, ma con una visione chiara ci vuole molto molto meno tempo 😉 (E in questo posso aiutarti).

Il lavoro non è tutto nella vita, ma è comunque ciò che determina una buona parte della tua felicità: fai un lavoro su misura per te, che ami e che ti lascia esprimere il tuo talento e la tua passione e ti sei già regalato una buona fetta di gioia e soddisfazione. Che inevitabilmente contagerà anche le tue relazioni personali e tutte le altre aree della tua vita.

Tocca a TE

Se sei alla ricerca del lavoro dei tuoi sogni ma non ti è ancora ben chiaro cosa vuoi o ti piace fare, o se sai cosa vuoi ma per qualche motivo ti sembra irraggiungibile CONTATTAMI per una sessione gratuita di ORIENTAMENTO ALLA VISIONE. Al termine della telefonata avrai una chiara visione di come potrai realizzarti nel mondo del lavoro e, credimi, di come questo cambierà la tua vita in meglio.

PS: se ti stai chiedendo che fine ha fatto la passione per l’arte, cerca @emanurenton su Instagram 😉

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Una foto di Emanuele Fortunati mentre salta
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Emanuele Fortunati
Una foto di Emanuele Fortunati (viso)
Immagino un Mondo dove tutte le persone possano esprimere il proprio talento e vivere la vita dei propri sogni, perché non voglio credere che siamo su questa Terra solo per pagare bollette e comprare cellulari.
La mia missione è mostrarti come puoi usare le risorse che hai già dentro di te e fare della tua vita un sogno, e di ogni tuo sogno una realtà.